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Fornitori

Come cambiare fornitore di luce e gas

Tempi, costi e cosa succede al contatore

In breve. Cambiare fornitore è gratuito, non richiede interventi sul contatore e non interrompe mai la fornitura. Serve un documento, il codice POD o PDR e un IBAN. Il passaggio si completa entro il primo giorno del secondo mese successivo alla richiesta.

Aggiornata il 26 luglio 2026 · a cura della redazione Watto

Il cambio di fornitore — chiamato switching nei documenti ufficiali — è la conseguenza pratica della liberalizzazione del mercato energetico. Nessuno può impedirtelo, nessuno può farti pagare una penale per averlo fatto, e nessuno deve entrare in casa tua per eseguirlo.

La ragione per cui non serve alcun intervento tecnico è semplice: l’energia che arriva a casa tua passa sempre dagli stessi cavi e dallo stesso contatore, gestiti dal distributore locale, che non cambia. Cambia soltanto l’azienda che ti manda la bolletta e che ha comprato quell’energia per tuo conto.

Cosa ti serve per firmare

  • Un documento d’identità valido e il codice fiscale.
  • Il codice POD per la luce (comincia per IT, 14 caratteri) o il codice PDR per il gas (14 cifre): li trovi su una bolletta recente, in alto nella prima pagina.
  • Un IBAN, se scegli la domiciliazione bancaria.
  • L’indirizzo esatto della fornitura, che non sempre coincide con la residenza.

Non serve la lettera di disdetta al vecchio fornitore: se ne occupa il nuovo, per legge. Se qualcuno ti chiede di scriverla, non è un buon segno.

Quanto tempo passa davvero

La delibera ARERA fissa una regola precisa: se la richiesta arriva al distributore entro il giorno 10 del mese, il passaggio decorre dal primo giorno del mese successivo. Se arriva dopo, slitta di un mese ulteriore. Nel frattempo continui a essere servito dal fornitore attuale, e continui a pagare lui.

Da ottobre 2025 esiste anche una procedura accelerata, che porta lo switching a tre giorni lavorativi in casi specifici. Non tutti i fornitori la applicano automaticamente: se hai fretta, chiedilo esplicitamente.

I quattordici giorni di ripensamento

Se hai firmato a distanza — al telefono, online, o davanti alla porta di casa — hai quattordici giorni per cambiare idea, senza dover spiegare perché. Il termine parte dalla conclusione del contratto. Basta una raccomandata o una PEC; molti fornitori accettano anche un modulo online.

Se il contratto lo hai firmato in un negozio, di persona, il diritto di ripensamento non c’è. È una distinzione che sorprende molti, ed è per questo che vale la pena saperla prima.

Cosa può andare storto

Il vecchio fornitore ti manda ancora bollette

Succede quando lo switching viene rifiutato dal distributore, quasi sempre per un dato anagrafico che non corrisponde. Chiedi al nuovo fornitore l’esito della richiesta: deve dirtelo.

Ti arriva un conguaglio dal vecchio fornitore

È normale ed è dovuto: chiude i conti fino alla data effettiva del passaggio, usando la lettura del contatore rilevata in quel giorno. Controlla che quella lettura sia coerente con l’ultima che hai visto sul display.

Ti chiamano dicendo che il cambio non è valido

È una tecnica di recupero del cliente, non un’informazione. Nessun fornitore può annullare uno switching già avviato per conto tuo senza una tua richiesta esplicita.

Domande frequenti

Cambiare fornitore costa qualcosa?

No. Il cambio è gratuito per legge e non prevede penali, purché il contratto non sia a durata vincolata con clausole specifiche — cosa vietata per i clienti domestici.

Rimango senza luce durante il passaggio?

No, mai. La fornitura è continua: cambia solo l’intestazione commerciale, non l’alimentazione fisica.

Posso cambiare se ho bollette non pagate?

Il fornitore uscente può bloccare lo switching solo se c’è una morosità accertata e comunicata secondo la procedura ARERA. In tutti gli altri casi non può opporsi.

Devo cambiare anche il contatore?

No. Il contatore appartiene al distributore e resta identico. Nessun tecnico deve venire a casa tua per un cambio di fornitore.

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