Quanto rende ogni mossa, in euro all'anno?
Le prime due righe valgono da sole più di tutte le altre messe insieme, e si fanno in un pomeriggio. Le ultime due rendono anche loro, ma chiedono mesi di abitudini nuove o soldi spesi in anticipo. Dove il numero non è nostro lo scriviamo: significa che sta in una parte della bolletta che il registro ARERA delle offerte non contiene.
| Mossa | Quanto rende all'anno | Da dove viene il numero |
|---|---|---|
| Cambiare offerta luce | 333 € | Nostri dati ARERA, dall'offerta mediana alla prima su 2.700 kWh/anno |
| Cambiare offerta gas | 561 € | Nostri dati ARERA, dall'offerta mediana alla prima su 1.400 Smc/anno |
| Scegliere un'offerta con quota fissa bassa (luce) | fino a 108 € | Nostri dati ARERA: quota fissa mediana 144 €, la prima della classifica ne chiede 36 € |
| Farsi applicare il bonus sociale, se spetta | non è un nostro dato | È uno sconto stabilito da ARERA e non compare nelle offerte: l'importo lo pubblica l'Autorità, noi no |
| Abbassare la potenza impegnata del contatore | non è un nostro dato | Sta nella tariffa di trasporto, che è regolata e uguale per tutte le offerte: fuori dal nostro confronto |
| Passare da monoraria a fasce orarie | 0,32 € | Nostri dati ARERA: differenza fra la prima monoraria e la prima a fasce su 2.700 kWh/anno |
| Consumare 100 kWh in meno | 22,19 € di materia prima | Nostri dati ARERA: prezzo mediano dell'energia 0,2219 €/kWh. In bolletta scendono anche trasporto, oneri e IVA |
Gli importi indicati stimano la sola spesa per la materia prima, calcolata sui dati del Portale Offerte ARERA. Non comprendono trasporto, oneri di sistema, imposte e IVA, che sono identici per tutte le offerte a parità di consumo. Il confronto fra offerte resta quindi valido. Per la spesa completa consulta il calcolatore ufficiale ARERA.
Quanto si risparmia davvero cambiando offerta?
Su una famiglia da 2.700 kWh l'anno, l'energia dell'offerta mediana costa 599 € e quella della prima in classifica 266 €: 333 € di differenza. Sul gas, su 1.400 Smc, sono 561 €. Nessun intervento sui consumi si avvicina.
| Fornitura | Offerta più conveniente | Offerta mediana | Offerta più cara |
|---|---|---|---|
| Luce2.700 kWh/anno | 0,0987 €/kWh266 € di energia | 0,2219 €/kWh599 € di energia | 1,1737 €/kWh3.169 € di energia |
| Gas1.400 Smc/anno | 0,4186 €/Smc586 € di energia | 0,8192 €/Smc1.147 € di energia | 2,6692 €/Smc3.737 € di energia |
Ogni riga confronta 2.337 offerte luce e 1.995 offerte gas per uso domestico di cui sappiamo ricostruire la spesa. La classifica ne mostra una per fornitore — 402 sulla luce, 372 sul gas — e «più cara» è quindi il fornitore la cui offerta migliore è la più costosa di tutte, non un caso limite pescato in fondo a un listino.
Il divario fra i due estremi è più largo di quanto sembri ragionevole: 3.047 € l'anno sulla luce e 3.095 € sul gas, materia prima compresa la quota fissa. Non è un errore di calcolo: quelle offerte sono depositate davvero, e sono quasi sempre contratti PLACET — quelli che ogni venditore è obbligato per legge a proporre e che qualcuno prezza in modo da non venderli. Chi le firma di solito non le ha confrontate con niente.
Cambiare fornitore non comporta interruzioni, non richiede interventi sul contatore e non si paga: il passaggio lo gestisce il venditore nuovo e richiede qualche settimana. Le condizioni di uscita dal contratto in corso, invece, vanno lette prima — sono spiegate nella guida su disdetta e recesso, e il procedimento per esteso in quella su come si cambia fornitore.
Confronta le offerte luce Confronta le offerte gas
Perché l'offerta col prezzo più basso non è sempre la meno cara?
Perché accanto al prezzo dell'energia quasi tutte le offerte hanno una quota fissa annua, che si paga anche a consumo zero e non compare nel €/kWh pubblicizzato. Su consumi bassi pesa più del prezzo: due offerte che sembrano gemelle possono distare un centinaio di euro l'anno solo per quella riga.
Il caso è davanti agli occhi proprio in cima alla nostra classifica del gas. La prima per prezzo dell'energia è Gruppo Distribuzione Energia a 0,4186 €/Smc con 144 € di quota fissa, cioè 730 € in tutto. Ma Atena Trading, che l'energia la vende a 0,4300 €/Smc — più cara — chiede solo 120 € di quota fissa e chiude a 722 €, cioè 8 € in meno. L'ordine si ribalta sull'ultima colonna.
La quota fissa mediana del mercato domestico vale 144 € l'anno sulla luce e 144 € sul gas. Per chi ha entrambe le forniture sono 24 € al mese che se ne vanno prima di aver acceso qualcosa. Nelle nostre schede la trovi sempre esposta a parte, in euro all'anno e in euro al mese, proprio perché è la voce che i confronti nascondono più spesso.
Regola pratica: più consumi poco, più la quota fissa conta. Per una seconda casa, un monolocale o una fornitura tenuta attiva ma quasi inutilizzata, è la prima colonna da guardare — prima del prezzo.
Conviene il prezzo bloccato o quello indicizzato?
Dipende da cosa si vuole, ma oggi il confronto ha una risposta numerica. L'indicizzata segue il mercato all'ingrosso e costa quel che costa il mercato; il prezzo bloccato è un'assicurazione contro i rialzi, e come ogni assicurazione ha un prezzo. Quale delle due sia più cara adesso si legge nel catalogo, non si indovina.
Sul gas lo stesso confronto dà 0,4186 €/Smc a prezzo bloccato contro 0,6692 €/Smc indicizzato, con il PSV di luglio 2026 a 0,6057 €/Smc.
Attenzione a come si legge questo confronto: non dice che il prezzo bloccato sia sempre la scelta giusta. Dice che oggi, con questi indici, i venditori sono disposti a bloccare un prezzo più basso di quello che il mercato all'ingrosso sta chiedendo. Domani gli indici si muovono e il confronto cambia: le due pagine su cui verificarlo sono il PUN di oggi e il prezzo del gas di oggi, e il ragionamento per esteso sta nella guida su prezzo fisso o variabile.
Quanti kW servono davvero al contatore?
Quasi sempre i 3 kW standard, e chi ne ha impegnati di più senza usarli sta pagando una quota annua per una capacità che non gli serve. La quota potenza si paga in proporzione ai kW impegnati, tutti gli anni, anche a consumo zero: è una delle poche voci della bolletta che si abbassa con una pratica sola, senza cambiare abitudini.
Questa cifra non è nei nostri dati, e non la inventiamo. La quota potenza sta nelle tariffe di trasporto e gestione del contatore, che ARERA fissa per tutti e aggiorna ogni trimestre: non compare nel registro delle offerte, che è la nostra fonte, e non entra quindi in nessun numero di questo sito. Chi vuole il valore esatto lo trova nel calcolatore ufficiale di ARERA o, più semplicemente, nella riga «quota potenza» della propria bolletta, moltiplicata per dodici.
Il ragionamento pratico è questo: se il contatore non è mai scattato negli ultimi anni e in casa non ci sono piano a induzione, pompa di calore o colonnina per l'auto, i kW in più sono capacità inutilizzata. Al contrario, scendere sotto i 3 kW conviene solo a chi usa davvero pochissimo: un contatore che scatta ogni volta che parte la lavatrice costa in scomodità molto più di quanto faccia risparmiare. La pratica si chiede al venditore, ha un costo una tantum e passa da un intervento del distributore: i tempi e i passaggi sono nella guida su come si cambia la potenza del contatore.
Chi ha diritto al bonus sociale, e perché tanti lo perdono?
Ne ha diritto chi ha un ISEE entro le soglie fissate dalla legge, e dal 2021 arriva da solo: non si presenta più domanda, lo sconto compare in bolletta dall'incrocio automatico fra la DSU e i dati della fornitura. Si perde per un motivo quasi sempre uguale: la DSU non viene rinnovata.
La dichiarazione scade il 31 dicembre di ogni anno. Chi la ripresenta a marzo resta scoperto nei mesi in mezzo, e quei mesi non si recuperano in automatico: è il modo più comune di perdere un'agevolazione a cui si avrebbe diritto senza accorgersene, perché in bolletta non compare nessun avviso — semplicemente sparisce una riga di sconto.
Nemmeno gli importi del bonus sono un nostro dato. Li stabilisce ARERA per fascia di consumo e composizione familiare, li aggiorna per trimestre e non hanno niente a che vedere con l'offerta scelta: il bonus si applica identico sopra qualunque contratto, del mercato libero o PLACET. Chi vuole le soglie e le cifre in vigore le trova sul sito dell'Autorità; qui trova come funziona il meccanismo, nella guida sul bonus sociale per luce e gas, e chi rientra invece fra i clienti vulnerabili, che è una condizione diversa e va comunicata al venditore.
Una cosa importante da sapere, perché ferma tanta gente per niente: cambiare fornitore non fa perdere il bonus. Segue la fornitura, non il contratto. Le due cose si fanno entrambe.
Monoraria o fasce orarie: quanto cambia davvero?
Molto meno di quanto si racconta, almeno sul prezzo dell'energia. La tariffa a fasce fa pagare meno la sera, la notte e il fine settimana, e di più nelle ore centrali dei giorni feriali; ma i venditori hanno prezzato le due formule quasi allo stesso modo, e la differenza in classifica si vede appena.
Oggi la migliore monoraria costa 0,0987 €/kWh e la migliore a fasce 0,0988 €/kWh: su 2.700 kWh l'anno sono 0,32 € di differenza sull'energia. Le due offerte distano invece 108 € sulla spesa totale — e quel divario è quasi tutto quota fissa, non fasce.
Va detto come leggiamo le offerte a fasce, altrimenti il confronto qui sopra sembra più preciso di quanto sia. Il prezzo che mettiamo in classifica è la media pesata sulla ripartizione standard che ARERA attribuisce a una casa: 33% in F1, 31% in F2, 36% in F3. Chi vive fuori tutto il giorno e consuma la sera paga meno di così; chi sta in casa nelle ore centrali dei giorni feriali paga di più. Senza le proprie letture per fascia — che si leggono nell'area clienti del venditore — nessuno può dire quale delle due formule convenga a lui, noi compresi.
Conclusione onesta: è una scelta da fare, non un risparmio su cui contare. Il ragionamento completo, con i tre profili di orario tipici, è nella guida su monoraria o bioraria.
Quanto vale, in euro, consumare meno?
Al prezzo mediano di oggi, 0,2219 €/kWh, cento chilowattora tolti al conto valgono 22,19 € l'anno di materia prima. Per pareggiare i 333 € che rende un cambio di offerta bisognerebbe togliere 1.499 kWh: il 56% di tutto quello che consuma la casa.
Sul gas il conto è identico e anche peggiore: 685 Smc in meno, il 49% del consumo di un appartamento riscaldato, per ottenere quello che si ottiene firmando un contratto diverso.
Due precisazioni, perché il confronto sia leale in entrambe le direzioni. La prima gioca a favore del risparmio energetico: consumare meno taglia anche le voci regolate — la parte variabile del trasporto, gli oneri di sistema, le imposte e l'IVA che si calcola su tutto — mentre cambiare offerta agisce solo sulla materia prima. Il chilowattora non consumato vale quindi più dei centesimi scritti qui sopra; quanto di più dipende da consumo, potenza e residenza, e non è un numero che possiamo leggere nei dati ARERA delle offerte. La seconda gioca contro: nemmeno tenendo conto di questo si arriva a spostare metà del consumo di una casa staccando le spine.
Il che non vuol dire che non convenga. Vuol dire che è la seconda cosa da fare, non la prima — e che va misurata sapendo quanto vale un chilowattora, non a sensazione. Quanto consuma davvero una famiglia, elettrodomestico per elettrodomestico, sta nella guida su quanto consuma una famiglia.
Quali consigli si leggono ovunque e rendono poco?
Quelli sui piccoli consumi: staccare le spine degli apparecchi in attesa, sostituire le lampadine, comprare elettrodomestici di classe migliore. Sono tutti veri e nessuno è inutile; solo, si muovono su decine di chilowattora all'anno, cioè su ordini di grandezza che non si avvicinano a quello delle sezioni precedenti.
- Staccare le spine. Il consumo in attesa esiste ed è misurabile, ma è fatto di pochi watt per apparecchio. Quanti siano dipende da cosa c'è in casa, e non è un dato che si possa leggere nel registro ARERA: quello che possiamo dirti con certezza è quanto vale ogni cento chilowattora che togli, ed è la cifra qui sopra. Vale la pena farlo dove è comodo — una ciabatta con interruttore sotto il televisore — e non vale la pena farne una disciplina.
- Le lampadine a LED. Consumano una frazione di quelle vecchie ed è una sostituzione che si ripaga. Ma in una casa già passata ai LED — cioè quasi tutte, da anni — non c'è più niente da guadagnare: è un consiglio che continua a circolare dopo aver finito il proprio lavoro.
- Gli elettrodomestici di classe alta. Rendono, e sui grandi apparecchi accesi sempre — frigorifero, congelatore — rendono in modo apprezzabile. Solo che si comprano: è un investimento che rientra in anni, non una mossa da fare per abbassare la prossima bolletta. Cambiare offerta si ripaga alla prima fattura e non costa niente.
- La lavatrice di notte. Sposta consumo dalla fascia cara a quella economica, quindi rende solo a chi ha un contratto a fasce — e nella misura vista sopra, che è piccola. Con una monoraria non cambia assolutamente nulla: il prezzo è lo stesso alle tre di notte e a mezzogiorno.
Sul gas il discorso è diverso e vale la pena dirlo: lì la voce che pesa davvero è il riscaldamento, e un grado in meno sul termostato o una caldaia regolata bene spostano molto più di qualunque accorgimento elettrico. Ma anche in quel caso l'ordine resta quello: prima il contratto, che si cambia in un pomeriggio, poi l'impianto.
In che ordine conviene muoversi?
Dal più redditizio al meno, che è anche quasi sempre dal più veloce al più lento. Le prime tre voci si fanno in un pomeriggio, non costano niente e si vedono sulla prima bolletta utile; le ultime chiedono tempo o soldi. Fare le ultime saltando le prime è il modo più comune di lavorare tanto e risparmiare poco.
- Guarda dove sei. Prendi l'ultima bolletta e cerca il prezzo dell'energia in €/kWh o €/Smc e la quota fissa annua. Sono i due numeri con cui confrontarti: tutto il resto è uguale per tutti. La guida su come si legge la bolletta dice esattamente dove stanno.
- Confronta con le offerte di oggi. Su /luce e /gas, scegliendo il profilo di consumo più vicino al tuo. Se la distanza dalla prima è di centinaia di euro, hai finito di cercare.
- Controlla il bonus sociale. Se l'ISEE è entro le soglie e in bolletta non compare la riga dello sconto, quasi certamente è la DSU da rinnovare.
- Verifica la potenza impegnata. Sopra i 3 kW senza un motivo preciso, si può chiedere di scendere.
- Poi lavora sui consumi. Riscaldamento e acqua calda prima di tutto il resto, perché è lì che stanno i chilowattora veri.
Che cosa non si può abbassare in nessun modo
Circa due terzi della bolletta. Trasporto e gestione del contatore, oneri di sistema, imposte e IVA sono fissati per legge o dall'Autorità e sono identici a parità di consumo, qualunque fornitore si scelga: nessuna offerta li sconta, e chi promette di farlo sta promettendo qualcosa che non esiste.
È esattamente la ragione per cui su questo sito le offerte sono ordinate sulla spesa per la sola materia prima: è l'unica parte su cui i venditori competono, quindi l'unica su cui abbia senso confrontarli. Ordinare per materia prima o per bolletta completa dà la stessa fila. Il metodo per esteso, con quello che i nostri conti non comprendono, è in come funziona Watto; le voci regolate spiegate una per una sono nella guida su oneri di sistema e imposte.
Domande frequenti
Quanto si può risparmiare davvero sulla bolletta?
Passando dall’offerta mediana alla più conveniente si risparmiano 333 € l’anno sulla luce, su un consumo di 2.700 kWh, e 561 € sul gas, su 1.400 Smc: 893 € in tutto. Sono importi di sola materia prima, calcolati sulle offerte depositate presso ARERA e aggiornati ogni giorno.
Conviene di più cambiare offerta o consumare meno?
Cambiare offerta, e non è vicino. Per risparmiare con i consumi quanto rende un cambio di offerta, una casa da 2.700 kWh dovrebbe toglierne 1.499, cioè il 56% del proprio consumo. Consumare meno conviene comunque, perché abbassa anche le voci regolate e l’IVA: solo, viene dopo.
Cambiare fornitore fa perdere il bonus sociale?
No. Il bonus sociale segue la fornitura e l’intestatario, non il contratto: si applica identico sopra qualunque offerta, del mercato libero o PLACET. L’unica accortezza è che i dati dell’intestatario coincidano con quelli della DSU, altrimenti l’incrocio automatico non riesce.
Cambiare fornitore comporta interruzioni o costi?
No. Il passaggio è gratuito, lo gestisce il venditore nuovo, non richiede alcun intervento sul contatore e non prevede distacchi: la fornitura non si ferma mai. Richiede qualche settimana. Vanno invece lette le condizioni di uscita del contratto in corso, che in alcuni casi prevedono penali.
Perché nel confronto non ci sono trasporto, oneri e imposte?
Perché sono identici per tutte le offerte a parità di consumo: li fissano ARERA e la legge, non il venditore. Ordinare le offerte sulla sola materia prima dà quindi la stessa classifica che si otterrebbe confrontando bollette complete, ed è l’unica parte su cui i venditori competono davvero.
Abbassare la potenza del contatore quanto fa risparmiare?
La quota potenza si paga ogni anno in proporzione ai kW impegnati, anche a consumo zero, quindi scendere da 4,5 a 3 kW toglie una spesa fissa. L’importo esatto non è un nostro dato: sta nelle tariffe di trasporto regolate da ARERA, non nel registro delle offerte, e si legge nella riga «quota potenza» della bolletta.
Ogni quanto conviene ricontrollare la propria offerta?
Almeno una volta l’anno, e sempre alla scadenza del periodo di prezzo bloccato: è il momento in cui molte offerte passano a condizioni peggiori senza che si debba firmare nulla. Il catalogo ARERA cambia tutti i giorni, e con lui la distanza fra quello che paghi e quello che potresti pagare.
Vuoi sapere di quanto puoi scendere tu?
I numeri di questa pagina valgono su profili di consumo standard. Il tuo è un altro, e la differenza fra la stima e la realtà sta in tre dati che hai sulla bolletta. Leggiceli al telefono: ti diciamo dove sei rispetto alle offerte di oggi, e se conviene muoversi. Se non conviene, te lo diciamo lo stesso.