La domanda si fa in due modi e uno dei due è sbagliato. Sbagliato: «quanto costa un pieno». Giusto: «quanto costa un chilometro», perché è quello che si confronta con il carburante.
Il conto, in tre passaggi
- Guarda quanti kWh ha la batteria della macchina: è il numero scritto nella scheda tecnica, per esempio 50 kWh.
- Aggiungi circa il dieci per cento: è l’energia che si perde nella conversione fra presa e batteria, e che il contatore conta comunque.
- Moltiplica per il prezzo che paghi al kWh, che ricavi dalla bolletta dividendo la voce «materia energia» per i kWh fatturati.
Per il costo al chilometro serve un dato in più: i kWh che la macchina consuma ogni cento chilometri, che stanno nella scheda tecnica e che il computer di bordo misura sul serio. Costo al chilometro = consumo per cento km ÷ 100 × prezzo al kWh.
Il consumo reale di un’auto elettrica cambia molto più di quello di un’auto a benzina fra città e autostrada, e fra estate e inverno: in autostrada e al freddo può crescere di un terzo. Fai il conto sul consumo che vedi tu, non su quello dichiarato.
La potenza del contatore, che è il vero vincolo
Un contatore domestico standard da 3 kW può dare, al netto di quello che sta già andando in casa, circa 2–2,5 kW alla macchina. Vuol dire che in una notte di dieci ore carichi grosso modo 20–25 kWh: abbastanza per l’uso quotidiano di chi fa pochi chilometri, poco per chi ne fa tanti.
Salire a 6 kW raddoppia la velocità di ricarica, ma alza la quota fissa che paghi tutti i mesi anche quando non carichi. La domanda giusta non è «quanto costa aumentare la potenza», è «quante volte al mese mi serve davvero caricare in fretta».
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Caricare da una presa domestica normale per molte ore di fila è la soluzione più fragile: quelle prese non sono pensate per erogare la corrente massima in continuo per tutta la notte, e il punto debole è quasi sempre il contatto, che scalda. Una presa industriale o una wallbox costano di più e risolvono il problema, oltre a permettere di programmare l’orario.
La programmazione oraria non è un dettaglio: è ciò che rende utile una tariffa a fasce. Se la macchina comincia a caricare quando l’energia costa meno invece che appena la attacchi, il risparmio è automatico e non richiede di ricordarsene.
Quale offerta conviene a chi ha l’auto elettrica
Chi carica di notte sposta una fetta grossa dei propri consumi nelle fasce meno care: è il profilo per cui una tariffa a fasce rende più di una monoraria, ed è il caso più netto che esista.
Attenzione alle offerte «dedicate all’auto elettrica»: alcune lo sono davvero, altre sono una tariffa a fasce normale con un nome diverso. Il modo per capirlo è sempre lo stesso — guardare il prezzo per fascia e la quota fissa, non il nome.
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La ricarica pubblica in corrente continua costa parecchie volte quella domestica, perché paghi la potenza e il servizio, non solo l’energia. Il conto che conviene fare è: quante ricariche al mese posso fare a casa, e quante mi servono davvero fuori. Per chi ha un box o un posto auto, la stragrande maggioranza dei chilometri si carica a casa e la colonnina diventa un’eccezione da viaggio.
Domande frequenti
Quanto costa ricaricare un’auto elettrica a casa?
Si calcola moltiplicando i kWh caricati per il prezzo al kWh che paghi. I kWh caricati sono la capacità della batteria più circa il dieci per cento di perdite. Il prezzo unitario lo ricavi dalla bolletta dividendo la voce «materia energia» per i kWh fatturati.
Bastano 3 kW di potenza per caricare l’auto?
Per l’uso quotidiano di chi percorre pochi chilometri sì, caricando di notte: in dieci ore si caricano circa 20–25 kWh. Chi fa molti chilometri o deve ricaricare in fretta ha bisogno di salire a 6 kW, accettando una quota fissa mensile più alta.
Conviene una tariffa a fasce con l’auto elettrica?
È il caso in cui conviene di più, perché la ricarica notturna sposta una parte grossa dei consumi nelle fasce meno care. Serve però poter programmare l’orario di ricarica, dalla macchina o dalla wallbox.
Posso caricare da una presa domestica normale?
Tecnicamente sì, ma non è pensata per erogare corrente al massimo per tutta la notte e il punto di contatto tende a scaldare. Per un uso quotidiano è preferibile una presa industriale o una wallbox, che permettono anche di programmare l’orario.
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