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Fotovoltaico: autoconsumo, cessione e comunità

Cosa resta dopo la fine dello scambio sul posto

In breve. Il guadagno di un impianto fotovoltaico domestico viene quasi tutto dall’autoconsumo, cioè dall’energia che usi mentre la produci e che quindi non compri. L’energia in eccesso si vende al GSE con il ritiro dedicato oppure si condivide in una comunità energetica: lo scambio sul posto è chiuso ai nuovi impianti.

Aggiornata il 2 agosto 2026 · Scritta sui dati ufficiali ARERA: come li usiamo

Sul fotovoltaico domestico circolano due idee sbagliate opposte: che l’impianto «si ripaghi da solo vendendo energia» e che «tanto non conviene più». La verità sta in un solo numero, ed è la quota di produzione che riesci a consumare mentre la produci.

Cosa vuol dire autoconsumo

È l’energia che l’impianto produce e che la casa usa nello stesso istante, senza passare dalla rete. Quel kilowattora non lo compri: risparmi il suo prezzo pieno, imposte e oneri compresi. È la ragione per cui l’autoconsumo vale molto più della vendita dell’eccedenza, che viene pagata al prezzo all’ingrosso.

Senza accumulo, un impianto domestico riesce ad autoconsumare una parte minoritaria di ciò che produce, perché il sole c’è quando in casa non c’è nessuno. Spostare lavatrice, lavastoviglie, forno e scaldabagno nelle ore centrali è l’intervento che sposta di più, e non costa niente.

L’autoconsumo cambia anche quale offerta ti conviene: consumando dalla rete soprattutto la sera e la notte, il peso dei consumi si sposta fuori dalle ore di punta. Vale la pena rifare il conto fra tariffa monoraria e tariffa a fasce dopo il primo anno di impianto.

Cos’è lo scambio sul posto e perché non si può più chiedere

Era il meccanismo che compensava l’energia immessa in rete con quella prelevata in un momento diverso, restituendo un contributo in conto scambio. È chiuso ai nuovi impianti: il GSE accetta nuove richieste di accesso soltanto per impianti entrati in esercizio entro il 29 maggio 2025, nei termini che pubblica sul proprio sito, in attuazione della delibera ARERA 78/2025/R/efr.

Fonte: GSE, Scambio sul Posto

Chi ha già una convenzione attiva la mantiene. Chi installa oggi, invece, deve ragionare in modo diverso: il valore dell’impianto sta nell’autoconsumo, e l’eccedenza si valorizza con il ritiro dedicato o dentro una configurazione di autoconsumo condiviso.

Come si vende l’energia che non consumi

Con il ritiro dedicato: il GSE ritira l’energia immessa in rete e la paga secondo i prezzi che pubblica, senza che tu debba trovare un acquirente o partecipare a un mercato. È una forma semplificata di vendita, attiva dal 2008, e gli impianti fotovoltaici domestici vi rientrano ampiamente. Non è cumulabile con lo scambio sul posto.

Il punto da tenere presente è il rapporto fra i due valori: l’energia immessa viene pagata a un prezzo all’ingrosso, mentre quella autoconsumata ti fa risparmiare il prezzo al dettaglio, che comprende anche trasporto, oneri e imposte. Fra i due c’è un fattore importante, ed è il motivo per cui conviene consumare piuttosto che vendere.

Cos’è una comunità energetica rinnovabile

È un gruppo di persone, imprese o enti che si associano per condividere l’energia prodotta da impianti rinnovabili collegati alla stessa cabina primaria. L’energia non viaggia in modo diverso: si condivide contabilmente, e sulla quota condivisa il GSE riconosce una tariffa premio, erogata per vent’anni.

Le regole sono quelle del decreto CACER e del testo integrato sull’autoconsumo diffuso. La configurazione più semplice è il gruppo di autoconsumatori nello stesso edificio o condominio; la comunità vera e propria richiede un soggetto giuridico e un referente che tenga i rapporti con il GSE.

Accanto alla tariffa premio esiste un contributo in conto capitale a fondo perduto finanziato dal PNRR, fino al 40 per cento dei costi ammissibili, per impianti fino a 1 MW inseriti in configurazioni situate in comuni con meno di 5.000 abitanti. Chi prende il contributo al 40 per cento vede ridursi del 50 per cento la tariffa incentivante: i due strumenti si sommano, ma non per intero.

Fonte: GSE, misura PNRR per gruppi di autoconsumatori e comunità di energia rinnovabile

Regole operative, moduli e scadenze delle comunità energetiche sono pubblicati dal GSE e cambiano con una certa frequenza. Prima di impegnarsi conviene leggere la versione in vigore sul sito del GSE, non un riassunto — questo compreso.

Quanto produce un impianto fotovoltaico

Dipende dalla latitudine, dall’orientamento, dall’inclinazione e dalle ombre: sono quattro variabili che cambiano il risultato di parecchio, e qualunque numero medio dato per l’Italia è sbagliato per metà del Paese. Il calcolo per il tuo indirizzo esatto si fa gratuitamente con PVGIS, lo strumento del Centro comune di ricerca della Commissione europea.

Fonte: PVGIS, Centro comune di ricerca della Commissione europea

Il dato che serve davvero, però, è un altro: non quanto produce, ma quanta di quella produzione riesci a usare. Un impianto che produce molto e autoconsuma poco vale meno di uno più piccolo dimensionato sui consumi reali della casa.

Conviene l’accumulo

La batteria serve a una cosa sola: spostare l’energia prodotta di giorno sui consumi della sera, alzando la quota di autoconsumo. Conviene quando i consumi sono concentrati fuori dalle ore di sole e quando l’impianto produce eccedenze significative; conviene meno in una casa vuota tutto il giorno con consumi complessivi bassi.

Il conto si fa così: quanti kilowattora l’anno la batteria sposta davvero dall’immissione all’autoconsumo, moltiplicati per la differenza fra il prezzo che paghi al kilowattora e quello a cui l’energia immessa ti verrebbe pagata. Quel numero, per gli anni di vita utile dichiarati, è il valore della batteria.

Il fotovoltaico non toglie oneri e trasporto

Sull’energia che continui a prelevare dalla rete paghi tutto: materia prima, trasporto, oneri di sistema e imposte. L’impianto riduce la quantità prelevata, non le voci. Restano dovute anche le quote fisse, che si pagano indipendentemente dal consumo: è il motivo per cui la bolletta non arriva mai a zero.

Il fotovoltaico e l’offerta verde sono cose diverse

L’impianto riduce l’energia che compri; un’offerta con Garanzie di Origine riguarda come viene certificata quella che continui a comprare. Sono due meccanismi indipendenti: si possono avere entrambi, uno solo o nessuno, e chi te li presenta come la stessa cosa sta semplificando in modo scorretto.

Che detrazioni ci sono sul fotovoltaico

L’installazione di un impianto fotovoltaico su un’abitazione rientra fra gli interventi di recupero del patrimonio edilizio. Per le spese sostenute nel 2025 e nel 2026 la detrazione è del 36 per cento, elevata al 50 per cento per l’abitazione principale, su un massimo di 96.000 euro per unità immobiliare; per il 2027 le percentuali scendono al 30 e al 36.

Sono le aliquote fissate dalla legge di bilancio 2026 (legge 199/2025) e riportate dall’Agenzia delle Entrate nella sezione dedicata alle ristrutturazioni edilizie. La detrazione si ripartisce in dieci quote annuali. Prima di firmare un preventivo conviene verificare lì la percentuale in vigore per l’anno in cui pagherai davvero: è l’anno della spesa a contare, non quello dei lavori.

Fonte: Agenzia delle Entrate, agevolazioni per le ristrutturazioni edilizie

Domande frequenti

Posso ancora chiedere lo scambio sul posto?

No per un impianto nuovo. Il GSE accetta nuove richieste soltanto per impianti entrati in esercizio entro il 29 maggio 2025, nei termini pubblicati sul proprio sito. Chi ha già una convenzione la mantiene.

Con il fotovoltaico posso cambiare fornitore?

Sì, liberamente e gratuitamente come chiunque altro. Il contratto con il GSE per il ritiro dell’energia immessa è separato da quello di fornitura e non viene toccato dal cambio.

Serve una comunità energetica per avere l’incentivo?

Serve una configurazione di autoconsumo diffuso riconosciuta dal GSE: può essere una comunità energetica vera e propria oppure un gruppo di autoconsumatori nello stesso edificio, che è la forma più semplice.

La bolletta va a zero con il fotovoltaico?

No. Restano le quote fisse e tutte le voci sull’energia che continui a prelevare. L’impianto riduce la quantità comprata, non la struttura della bolletta.

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