Il condizionatore è l’apparecchio su cui girano le stime più fantasiose, in entrambe le direzioni. Il conto vero si fa con due numeri che stanno sull’etichetta energetica, e si può rifare in un minuto con il proprio prezzo dell’energia.
Cosa vogliono dire SEER e SCOP
Sono i due indici di efficienza stagionale che compaiono sull’etichetta energetica europea dei condizionatori fino a 12 kW, regolata dal regolamento delegato (UE) 626/2011. Il SEER misura l’efficienza in raffreddamento, lo SCOP quella in riscaldamento: più il numero è alto, meno elettricità serve per la stessa resa.
L’etichetta riporta anche la classe di efficienza, su una scala che per questi apparecchi va da A+++ a D, distinta fra raffreddamento e riscaldamento. Due macchine della stessa potenza frigorifera possono avere SEER molto diversi, e la differenza si paga ogni estate per tutta la vita dell’apparecchio.
Fonte: Regolamento delegato (UE) 626/2011 sull’etichettatura energetica dei condizionatori d’aria
I BTU dicono quanto raffredda, il SEER dice quanto costa raffreddare. Guardare solo i BTU è come scegliere un’auto guardando i cavalli e ignorando i consumi.
Quanto consuma davvero un condizionatore
Il conto approssimato è questo: potenza frigorifera in kilowatt diviso il SEER dà la potenza elettrica media assorbita; moltiplicata per le ore di funzionamento dà i kilowattora. Un 9.000 BTU vale circa 2,6 kW di resa frigorifera: con un SEER di 6 assorbe in media poco più di 0,4 kW.
| Uso | Consumo stimato a stagione | Costo stimato a 0,25 €/kWh |
|---|---|---|
| 4 ore al giorno per 60 giorni | circa 105 kWh | circa 26 € |
| 8 ore al giorno per 90 giorni | circa 310 kWh | circa 78 € |
| 12 ore al giorno per 90 giorni | circa 470 kWh | circa 117 € |
I 0,25 euro al kilowattora sono una stima prudente del prezzo finale tutto compreso, non un dato di mercato: il prezzo che vale per te lo ottieni dividendo il totale di una tua bolletta per i kilowattora fatturati, e rifacendo la moltiplicazione. Anche il SEER va preso dal libretto dell’apparecchio che hai davvero: fra un modello vecchio e uno recente può cambiare del doppio.
Le cifre in tabella valgono per una sola unità interna. In una casa con tre split accesi insieme il consumo si moltiplica, e con esso il problema successivo: la potenza del contatore.
Bastano 3 kW di potenza impegnata
Un solo split in una casa con cucina a gas sta comodamente dentro i 3 kW. Due o tre split accesi insieme, oppure uno split più forno elettrico o piano a induzione, superano regolarmente la potenza disponibile e fanno scattare il contatore proprio nelle ore più calde, che sono quelle in cui l’assorbimento è massimo.
L’aumento di potenza si chiede al venditore, la modifica è quasi sempre da remoto e costa un contributo una tantum più una quota fissa annuale più alta, per sempre. Prima di chiederlo vale la pena verificare che il problema sia davvero la potenza e non una dispersione dell’impianto.
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Quasi tutti gli split moderni sono reversibili, cioè funzionano anche come pompe di calore: d’inverno prendono calore dall’aria esterna e lo portano dentro. Non producono calore bruciando qualcosa, lo spostano — ed è il motivo per cui restituiscono più energia termica di quella elettrica che consumano.
Lo SCOP dice quanto: uno SCOP di 4 significa che per ogni kilowattora elettrico si ottengono all’incirca quattro kilowattora di calore. L’efficienza però cala quando fuori fa molto freddo, ed è la ragione per cui nelle zone climatiche più rigide la pompa di calore si accoppia a una caldaia in un sistema ibrido.
Conviene scaldare con la pompa di calore invece che con il gas
Il confronto si fa sul costo di un kilowattora di calore, non sul prezzo dell’energia. Con la pompa di calore è il prezzo del kilowattora elettrico diviso lo SCOP. Con la caldaia è il prezzo dello Smc diviso l’energia contenuta in uno Smc e ancora diviso il rendimento della caldaia.
È un conto che dipende da tre cose che cambiano nel tempo — prezzo della luce, prezzo del gas, efficienza reale degli apparecchi — e per questo qui trovi il metodo e non il risultato. Fatto con i prezzi della tua ultima bolletta, dà una risposta valida per casa tua e per il periodo in cui la fai.
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Dipende da cosa stai facendo. L’acquisto di un climatizzatore fisso rientra fra le spese agevolabili quando è parte di un intervento di recupero edilizio sull’immobile; l’installazione di una pompa di calore in sostituzione dell’impianto di climatizzazione invernale rientra invece fra gli interventi di efficienza energetica.
In entrambi i casi, per le spese del 2025 e del 2026 la detrazione è del 36 per cento, elevata al 50 per cento per l’abitazione principale, e scende al 30 e al 36 per cento nel 2027: sono le aliquote della legge di bilancio 2026 (legge 199/2025), pubblicate dall’Agenzia delle Entrate. Il limite di spesa per le ristrutturazioni è di 96.000 euro per unità immobiliare.
Fonte: Agenzia delle Entrate, agevolazioni per il risparmio energetico
Le pompe di calore possono in alternativa accedere al Conto Termico 3.0 del GSE, che eroga un contributo invece di una detrazione e per i privati arriva fino al 65 per cento della spesa ammissibile. I due strumenti non si cumulano sullo stesso intervento.
Sostituire un vecchio split con uno nuovo, senza alcun intervento edilizio e senza toccare l’impianto di riscaldamento, di regola non dà diritto ad alcuna agevolazione. È l’errore più frequente, e si scopre in dichiarazione dei redditi.
Come si spende meno tenendolo acceso
- Imposta 26 gradi invece di 22: la differenza di comfort percepito è piccola, quella di consumo no.
- Usa la deumidificazione nelle giornate afose: togliere umidità raffredda la sensazione con meno lavoro del compressore.
- Pulisci i filtri a inizio stagione e a metà: un filtro sporco costringe la macchina a girare più a lungo per lo stesso risultato.
- Chiudi le persiane nelle ore di sole: quello che non entra non va raffreddato.
- Non spegnere e riaccendere di continuo: gli apparecchi inverter consumano di più negli avviamenti e poco nel mantenimento.
- Se hai il fotovoltaico, il condizionatore è il carico ideale da far lavorare nelle ore centrali: è acceso proprio quando l’impianto produce.
Domande frequenti
Quanto costa tenere acceso il condizionatore una notte?
Con un 9.000 BTU di buona efficienza, otto ore valgono nell’ordine dei 3-4 kilowattora, cioè meno di un euro a 0,25 euro al kilowattora. È una stima: il valore esatto dipende dal SEER dell’apparecchio e dal prezzo scritto nella tua bolletta.
Il condizionatore fa scattare il contatore?
Da solo quasi mai, con 3 kW di potenza impegnata. Succede quando funziona insieme a forno, piano a induzione o altri split: in quel caso la soluzione è l’aumento di potenza, oppure non farli lavorare insieme.
Meglio la classe A+++ anche se costa di più?
Dipende da quante ore lo userai. Su un uso intenso la differenza di consumo ripaga il sovrapprezzo in poche stagioni; su un uso saltuario in una stanza sola, molto meno.
Serve comunicare qualcosa all’ENEA?
Sì, per gli interventi che accedono alle detrazioni per efficienza energetica la trasmissione dei dati all’ENEA è un adempimento previsto, da fare sul portale dedicato entro i termini indicati. Per il solo acquisto di un apparecchio senza intervento agevolato non serve.
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