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Bollette

Bolletta della luce: le voci e le sigle, una per una

Cosa vogliono dire ASOS, ARIM, quota potenza e perdite di rete

In breve. La bolletta elettrica ha quattro blocchi: spesa per la materia energia, spesa per il trasporto e la gestione del contatore, oneri di sistema e imposte. Solo il primo dipende dal venditore. Dentro ciascun blocco le sigle sono poche e ricorrenti, e una volta riconosciute dicono con precisione a chi va ogni euro.

Aggiornata il 2 agosto 2026 · Scritta sui dati ufficiali ARERA: come li usiamo

Le bollette italiane seguono uno schema stabilito da ARERA, uguale per tutti i venditori: cambiano la grafica e l’ordine, non le voci. Questa pagina le prende una per una, con le sigle che compaiono nel dettaglio degli importi.

Quali sono le quattro voci della bolletta della luce

VoceCosa pagaChi la decide
Spesa per la materia energiaL’energia comprata per te e il servizio di venditaIl venditore
Spesa per il trasporto e la gestione del contatoreRete di trasmissione e distribuzione, lettura del contatoreARERA
Spesa per oneri di sistemaFinalità decise per legge, prima fra tutte le rinnovabiliARERA e norme di legge
ImposteAccisa sull’energia elettrica e IVALo Stato

Le ultime tre righe sono identiche per chiunque abiti nella tua zona e consumi come te, qualunque contratto abbia firmato. Cambia solo la prima, ed è per questo che il confronto fra offerte si fa lì.

Cosa comprende la spesa per la materia energia

Comprende tre cose: il prezzo dell’energia vera e propria, che nelle offerte fisse è un valore in euro al kilowattora e in quelle indicizzate è il PUN più uno spread; il costo del servizio di vendita, spesso una quota fissa mensile o annuale; e il dispacciamento, cioè il servizio con cui la rete resta in equilibrio.

È l’unico blocco su cui la tua scelta incide, ed è l’unico che confrontiamo nelle classifiche. Nel dettaglio degli importi lo riconosci perché è l’unica sezione in cui il venditore scrive un prezzo che ha deciso lui.

Attenzione alla quota fissa. Su un consumo basso pesa più del prezzo dell’energia: centoventi euro l’anno su 1.500 kWh valgono otto centesimi al kilowattora, cioè più della materia prima stessa.

Cosa sono le perdite di rete in bolletta

Una parte dell’energia immessa in rete si disperde lungo il percorso e non arriva alla presa. Poiché qualcuno l’ha comunque prodotta e pagata, ai kilowattora misurati dal contatore si applica una percentuale convenzionale di perdita, stabilita da ARERA e uguale per tutti i clienti allacciati in bassa tensione.

In pratica l’energia fatturata è leggermente superiore a quella letta sul contatore. Non è un ricarico del venditore e non è negoziabile: la percentuale è fissata nella regolazione del settlement e le offerte la applicano tutte allo stesso modo. Il valore in vigore è pubblicato da ARERA e riportato nelle condizioni economiche del contratto.

Cosa si paga con il trasporto e la gestione del contatore

Si paga la rete: gli elettrodotti nazionali di Terna, le linee locali del distributore, la manutenzione, la lettura del contatore e la gestione dei dati. La tariffa è fissata da ARERA, va al distributore e non al venditore, ed è identica per tutti i clienti domestici della stessa zona.

È composta da tre pezzi, che ritrovi nel dettaglio della bolletta: una quota fissa in euro all’anno, una quota che dipende dalla potenza impegnata in euro per kilowatt all’anno, e una quota che dipende dall’energia consumata in euro al kilowattora. È il motivo per cui aumentare la potenza del contatore fa salire la bolletta anche se non consumi di più.

Cosa vogliono dire ASOS e ARIM

Sono le due componenti in cui ARERA ha diviso gli oneri generali di sistema. ASOS finanzia il sostegno alle fonti rinnovabili e alla cogenerazione: è storicamente la più pesante delle due. ARIM copre gli oneri rimanenti, fra cui la messa in sicurezza del nucleare dismesso, le agevolazioni per alcune categorie e il finanziamento del bonus sociale.

Non c’è offerta che possa scontarle: sono dovute da chiunque sia allacciato alla rete. Gli importi sono aggiornati da ARERA e in alcuni periodi lo Stato ne ha azzerata una parte per contenere i rincari, quindi qui non trovi cifre: il valore in vigore è quello scritto nella tua bolletta.

Quanta accisa si paga sull’energia elettrica

Per gli usi domestici l’accisa è di 0,0227 euro per kilowattora. Nell’abitazione di residenza anagrafica con potenza impegnata fino a 3 kW i primi 150 kilowattora al mese sono esenti, a condizione che il consumo mensile non superi 150 kWh con potenza fino a 1,5 kW, oppure 220 kWh con potenza superiore a 1,5 e fino a 3 kW.

Sopra quelle soglie l’esenzione decade e l’accisa si applica a tutto il consumo del mese. È il motivo per cui la stessa bolletta, con lo stesso consumo, costa di più in una seconda casa che nell’abitazione di residenza. Aliquota ed esenzioni sono stabilite dal Testo unico delle accise e pubblicate dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli.

Fonte: Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, aliquote di accisa nazionali

L’accisa si calcola sui kilowattora e non sull’importo: consumare la metà la dimezza, cambiare offerta non la tocca di un centesimo.

Perché l’IVA sulla luce è al 10 per cento

Sull’energia elettrica per uso domestico si applica l’aliquota ridotta del 10 per cento, e si applica sul totale: materia prima, trasporto, oneri e accisa compresi. Significa che l’IVA si paga anche sull’accisa, che è un’imposta — un effetto che sorprende, ma è la regola generale della base imponibile IVA.

Perché in bolletta compare la potenza impegnata

Perché una parte della tariffa di rete si calcola su quella, non sul consumo. La potenza impegnata è il valore scritto nel contratto — tipicamente 3 kW per una casa — e la potenza disponibile è leggermente superiore, per convenzione del dieci per cento. Il contatore stacca quando l’assorbimento supera stabilmente la disponibile.

Come si controlla se la bolletta è giusta

  1. Guarda le letture: c’è sempre scritto se sono effettive o stimate, con la data. La differenza fra la finale e la iniziale è il consumo fatturato.
  2. Confronta la lettura finale con quella che il contatore segna oggi: se oggi segna meno, c’è un errore dimostrabile con una fotografia.
  3. Verifica il periodo fatturato: alcune bollette coprono un mese, altre due.
  4. Controlla che la potenza impegnata indicata sia quella che hai davvero: una potenza più alta fa salire la quota di rete per sempre.
  5. Se il conto non torna, il reclamo scritto va al venditore, che ha trenta giorni per rispondere in modo motivato.

Dove sono pubblicate le voci ufficiali

ARERA pubblica la guida alla lettura delle voci di spesa e un glossario dei termini della bolletta, entrambi su arera.it. Le aliquote di accisa e le relative esenzioni sono dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli. Le due fonti insieme coprono ogni riga di una bolletta elettrica domestica.

Fonte: ARERA, guida alla lettura delle voci di spesa

Domande frequenti

Perché pago il trasporto se l’energia me la vende un altro?

Perché sono due servizi distinti: il venditore compra l’energia, il distributore la porta fino a casa e gestisce il contatore. Il secondo lo paghi sempre, qualunque venditore tu scelga, ed è lo stesso per tutti nella tua zona.

Un’offerta può togliere gli oneri di sistema?

No. Può presentarli in modo diverso o inglobarli in una quota unica, ma l’importo resta dovuto e viene comunque versato. Uno sconto «su tutta la bolletta» superiore al peso della materia prima è una promessa non mantenibile.

Perché l’energia fatturata è più dei kWh che segna il contatore?

Per le perdite di rete: ai consumi misurati si applica una percentuale convenzionale stabilita da ARERA, uguale per tutti i clienti in bassa tensione. Non dipende dal venditore.

L’accisa la pago anche in una seconda casa?

Sì, e senza l’esenzione dei primi 150 kWh mensili, che spetta soltanto all’abitazione di residenza anagrafica con potenza fino a 3 kW.

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