È la domanda più cercata del settore e quasi tutte le risposte che si trovano sono sbagliate — non perché mentano, ma perché rispondono a una domanda diversa. «Quanto costa un kWh» può voler dire due cose, e le due cifre differiscono del doppio.
Le due domande dentro la domanda
1. Quanto costa la materia energia
È il prezzo che il venditore pubblicizza e l’unico su cui si può trattare. Vale per l’energia in sé, come il costo del caffè al chilo prima di aprire il bar.
2. Quanto ti costa un kWh in bolletta
È il totale che paghi diviso i kWh che hai consumato. Comprende tutto: la materia energia, il trasporto, la gestione del contatore, gli oneri di sistema, le accise e l’IVA. È il numero che conta per il tuo portafoglio, ed è quasi sempre circa il doppio del primo.
Il conto si fa in dieci secondi con la bolletta davanti: prendi il totale da pagare e dividilo per i kWh fatturati nello stesso periodo. Fai attenzione a usare i kWh del periodo, non quelli dell’anno.
Cosa c’è dentro un kWh, in ordine di peso
- Materia energia — l’energia vera. È l’unica voce che cambia da un’offerta all’altra, e su una bolletta domestica pesa all’incirca la metà.
- Trasporto e gestione del contatore — la rete e il distributore. Fissata da ARERA, uguale per tutti nella stessa zona: non si sceglie e non si tratta.
- Oneri di sistema — spese decise per legge che finanziano incentivi e servizi generali. Uguali per tutti.
- Imposte — accisa e IVA, calcolate sopra le altre voci: più spendi, più pesano in valore assoluto.
Le proporzioni cambiano nel tempo — ARERA le aggiorna ogni trimestre — ma l’ordine no: cambiando fornitore agisci sulla prima voce e su nient’altro. Ed è comunque l’unica leva che hai, perché le altre tre sono identiche per chiunque.
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Accanto al prezzo al kWh quasi ogni offerta ha una quota fissa mensile, che si paga anche se non consumi niente. Un’offerta con la materia energia bassissima e una quota fissa alta conviene a chi consuma molto e penalizza chi consuma poco.
È il motivo per cui confrontare le offerte guardando solo il prezzo al kWh porta fuori strada, e per cui noi le ordiniamo per spesa annua su un consumo di riferimento: due numeri diversi diventano un numero solo, e quello si può confrontare.
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Il PUN è il prezzo a cui l’energia elettrica viene scambiata all’ingrosso in Italia, ora per ora. Le offerte a prezzo variabile ci si agganciano, aggiungendo un margine: quando il PUN sale, la bolletta sale con un mese o due di ritardo.
Non è il prezzo che paghi tu, ed è normale che sia più basso: sopra ci vanno il margine del venditore e tutte le voci dell’elenco qui sopra. Guardarlo serve a capire se un’offerta variabile ti sta convenendo, non a prevedere la bolletta.
E per il gas?
Vale la stessa struttura, ma l’unità è lo standard metro cubo (Smc) e non il kWh. Un metro cubo standard contiene all’incirca dieci kilowattora termici: è il numero che permette di confrontare il gas con l’elettricità quando si sceglie come scaldare casa.
Domande frequenti
Quanto costa un kWh di energia elettrica?
Dipende da quale delle due cifre cerchi. Il prezzo della sola materia energia è quello che il venditore pubblicizza ed è l’unico negoziabile. Il costo reale in bolletta è circa il doppio, perché comprende trasporto, gestione del contatore, oneri di sistema e imposte, che sono uguali per tutti. Lo calcoli dividendo il totale della bolletta per i kWh fatturati nello stesso periodo.
Perché il prezzo del contratto è più basso di quello che pago?
Perché il prezzo del contratto riguarda solo la materia energia, che su una bolletta domestica pesa all’incirca la metà. Le altre voci — rete, oneri, imposte — sono fissate da ARERA o dalla legge e non cambiano cambiando fornitore.
Cambiare fornitore fa scendere davvero la bolletta?
Fa scendere una voce su quattro, la materia energia. È comunque l’unica su cui puoi agire, e a parità di consumi la differenza fra la prima e l’ultima offerta del mercato non è piccola.
Il PUN è il prezzo che pago io?
No: è il prezzo all’ingrosso dell’energia elettrica in Italia. Le offerte a prezzo variabile ci si agganciano aggiungendo un margine, e sopra vanno comunque rete, oneri e imposte.
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