Arriva settimane dopo che te ne sei andato, quando il contatore non lo puoi più guardare e la casa è di qualcun altro. È la bolletta su cui si litiga di più, e quasi sempre per una cosa sola: nessuno ha comunicato la lettura di chiusura.
Le tre cose da guardare, in ordine
1. La lettura finale
Deve essere «effettiva» e coincidere con quella che hai comunicato il giorno della riconsegna. Se è «stimata», il fornitore ha inventato il tuo ultimo consumo sulla base dei precedenti — e se te ne eri andato prima, o avevi la casa vuota, quella stima è più alta del vero.
2. Il periodo
Deve finire il giorno in cui la fornitura è passata ad altri o è stata disattivata, non dopo. Un giorno in più sembra poco: sulla quota fissa e sugli oneri non lo è, e soprattutto vuol dire che stai pagando consumi di qualcun altro.
3. Il deposito cauzionale
Se lo avevi versato deve tornare indietro, come rimborso o compensato in fattura. Non si perde e non resta al fornitore: se non compare, si chiede per iscritto.
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Reclamo scritto al fornitore, con il numero della fattura e la lettura che avevi comunicato. È la ragione per cui quella comunicazione va fatta per iscritto o dall’area clienti: una telefonata non lascia traccia, e senza traccia la discussione si perde.
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Per luce e gas la prescrizione è di due anni: oltre quel periodo il fornitore non può più pretendere importi maturati prima. Se arriva una fattura di chiusura che copre consumi più vecchi, quella parte va contestata per iscritto.
Domande frequenti
Cosa devo controllare nella fattura di chiusura?
Che la lettura finale sia effettiva e uguale a quella comunicata, che il periodo si fermi al giorno della cessazione, e che il deposito cauzionale sia restituito o compensato.
Cosa faccio se la lettura di chiusura è stimata?
Si contesta per iscritto allegando la lettura che avevi comunicato al momento della riconsegna. È il motivo per cui quella comunicazione va sempre fatta lasciando traccia scritta.
Entro quanto tempo mi possono chiedere vecchi consumi?
La prescrizione per luce e gas è di due anni: oltre, il fornitore non può più pretendere importi maturati prima, e la richiesta va contestata per iscritto.
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