È la prima cosa da decidere quando si firma un contratto d’affitto, e quasi nessuno la mette per iscritto: chi intesta la luce e il gas. Dalla risposta dipende chi paga, chi risponde dei debiti e chi si prende la seccatura delle pratiche.
Le tre strade
1. Intestate all’inquilino (la più comune)
Si fa una voltura al momento della consegna delle chiavi. L’inquilino paga quello che consuma, sceglie il fornitore che vuole, e il proprietario esce dalla partita: se l’inquilino non paga, il debito è suo e non dell’immobile.
È la scelta giusta per qualunque affitto di durata, ed è anche quella che protegge di più il proprietario.
2. Intestate al proprietario, spese incluse
Tipica degli affitti brevi, delle stanze e degli immobili arredati. Il proprietario tiene le utenze a suo nome e include un forfait nel canone. Comodo, ma il rischio dei consumi se lo prende lui: se l’inquilino tiene il condizionatore acceso ad agosto con le finestre aperte, la differenza la paga il proprietario.
Se scegli questa strada, metti nel contratto un tetto ai consumi inclusi e cosa succede oltre. Senza, l’unica difesa è la discussione a posteriori, che non si vince mai.
3. Intestate al proprietario, spese a rimborso
Le bollette arrivano al proprietario, che le gira all’inquilino. Sulla carta funziona, in pratica genera la maggior parte delle liti: l’inquilino contesta i conguagli, il proprietario anticipa soldi, e alla fine del contratto resta sempre una bolletta a cavallo.
Alla consegna delle chiavi, sempre
- Leggere insieme i contatori e scrivere i numeri nel verbale di consegna, con la data. È il documento che decide chi paga cosa se poi arriva un conguaglio.
- Fotografare i contatori. Costa dieci secondi e vale più di qualunque dichiarazione.
- Segnare il codice POD della luce e il PDR del gas: servono per qualunque pratica successiva.
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È la pratica giusta perché il contatore è già attivo: non serve un allaccio e la fornitura non si interrompe. Servono i documenti del nuovo intestatario, il POD o il PDR, e la dichiarazione del titolo a occupare l’immobile — il contratto d’affitto registrato.
Non serve disdire prima e riattivare dopo: sarebbe più lento, più caro, e in mezzo la casa resterebbe senza corrente.
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L’inquilino che se ne va deve chiedere la fatturazione di chiusura con l’autolettura del giorno della riconsegna: senza, il conguaglio finale viene stimato e arriva mesi dopo, quando ormai nessuno ha più le chiavi per controllare.
Il deposito cauzionale eventualmente versato al fornitore va restituito, ed è una cosa diversa dalla caparra dell’affitto: la chiede l’inquilino al fornitore, non al proprietario.
Domande frequenti
Chi deve intestare le utenze in una casa in affitto?
Di norma l’inquilino, con una voltura al momento della consegna: paga quello che consuma e il proprietario non risponde dei suoi eventuali debiti. Restano al proprietario solo negli affitti brevi e negli immobili con spese incluse nel canone.
Il proprietario risponde delle bollette non pagate dall’inquilino?
Se le utenze sono intestate all’inquilino, no: il debito è suo e segue lui, non l’immobile. È la ragione principale per cui conviene volturare invece di tenere le utenze a proprio nome.
Serve disdire il contratto e farne uno nuovo quando cambia l’inquilino?
No, e sarebbe un errore: la voltura cambia solo l’intestazione lasciando il contatore attivo. Disdire e riattivare è più lento, più caro e lascia la casa senza fornitura nel mezzo.
Cosa scrivo nel verbale di consegna?
Le letture dei contatori di luce e gas con la data, e possibilmente una foto. È il documento su cui si decide chi paga un eventuale conguaglio arrivato dopo.
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